33. Metamorphosis Inside: Hungry Bird

CAPITOLO 33. HUNGRY BIRD

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Jacob e Derrica sono fermi uno davanti all’altro. Intorno a loro non c’è nessuno, hanno corso per diverse centinaia di metri a tutta velocità dentro la boscaglia, in un inseguimento che non sembrava avere fine.

“Però, non credevo che potessi tenermi testa – esclama Derrica – per essere una cimice schifosa te la cavi abbastanza bene. Ma non ti illudere, non è ancora abbastanza.”

“A parole sei brava – risponde Jacob – voi avete bisogno di qualcuno che vi dia una lezione, visto che non è possibile mettervi in riga.”

“Bla bla bla, va bene paparino, vuoi sculacciarmi?”

Derrica si arrampica sopra ad un albero con grande agilità, mentre borbotta tra sé e sé: “Vediamo se questo scemo mi segue… poi ci penso io a buttarlo giù!”

Jacob la segue a ruota salendo con grande sforzo sull’albero. Derrica arriva in cima per prima, si volta per vedere a che punto è Jacob e con suo grande stupore se lo trova davanti seduto su un ramo parallelo.

Lui salta sopra di lei e fa per stringerle il collo. Si sente uno scricchiolio: il ramo su cui poggiano si spezza sotto il peso dei due. Derrica urla nella caduta ma riesce ad afferrare un ramo più in basso. Jacob è ancora attaccato saldamente ai vestiti della giovane e sembra non volerli mollare.

“Staccati maledetto!” urla Derrica tirandogli delle ginocchiate sul petto. Stavolta è la maglia di Derrica a non reggere. Un altro scricchiolio leggero, poi il rumore di uno strappo netto: il tessuto si sta lacerando. Derrica si accorge che tra poco rimarrà seminuda, perde l’equilibrio e molla la presa del ramo, trascinando con sé anche Jacob.

Passano alcuni secondi dopo il tonfo sordo della caduta dei due. Derrica apre gli occhi e avverte un peso sopra di sé. Jacob la sta fissando senza sapere cosa fare. Lei sente che le manca qualcosa: la sua maglietta è aperta in un due e il reggiseno si è slacciato. I due hanno un’espressione sconcertata e trattengono il respiro.

Poi lei gli sputa in faccia con disgusto e lo scaglia a lato. Jacob rimane disteso a terra a guardarla mentre scompare.

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Jacob e Henie stanno tornando a casa. Con loro c’è anche Kafka, che è sopraggiunto poco prima. Henie lo ha chiamato al cellulare, preoccupata perché non riusciva più a trovare Jacob.

“Avevi Derrica in pugno e te la sei fatta sfuggire!” dice Henie.

“Non mi sembra che tu te la sia cavata tanto meglio con Favian, lui è anche il più debole!”

“Io ti ero venuta dietro perché eri scomparso dentro la boscaglia. Temevo ti succedesse qualcosa. Poi non ti ho più trovato e ho deciso di chiedere aiuto a Kafka. Quando sono uscita dalla boscaglia, Favian non c’era più…”

“Non è il momento di litigare – salta fuori Kafka – chi se ne frega di quelli che schiattano in città. Dobbiamo lavorare all’antidoto per la nostra mutazione!”

C’è qualche secondo di silenzio fra i tre.

“Io vorrei sapere tu dove vai quando io e Henie usciamo di casa – chiede Jacob – siamo stati fuori un sacco di ore per fare appostamento fuori dall’ospedale. Tu cos’hai fatto?”

“Cosa intendi dire?” ribatte Kafka.

“Tu spesso hai dei comportamenti ambigui – interviene Henie – magari stiamo dando la colpa ai fratelli degli ultimi casi e non sono stati loro.”

“Ma che diamine state dicendo? Mi state accusando???”

In quel momento le loro figure vengono oscurate da un’ombra. Tutti e tre alzano gli occhi al cielo e vedono un volatile di enormi dimensioni, lungo quanto una limousine. L’apertura alare è grande quanto una strada a due corsie.

La sagoma di quell’animale imponente si dilegua dietro un palazzo. I tre si guardano cercando riposte nelle loro espressioni.

Alla prossima settimana per il capitolo 34…