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Cos’è uno shinigami: alle origini del manga Death Note

In questo articolo cerchiamo di capire cos’è uno shinigami, la figura che compare nel manga/anime Death Note.

Il Death Note è letteralmente un Quaderno di Morte, che è di proprietà di uno Shinigami, divinità della morte nella mitologia giapponese. Su questi due elementi è nato il manga “Death Note” di Tsugumi Oba del 2003, da cui poi è stata prodotta una serie televisiva anime di 37 episodi.

Cos’è uno shinigami, la divinità “psicopompo”

Per capire meglio cos’è uno shinigami andiamo a vedere come si colloca all’interno della religiosità giapponese.

Nati di recente, gli shinigami si sono affiancati alla figura di Enma, divinità degli inferi che ha il compito di giudicare i morti. Possiamo dire che gli shinigami sono degli psicopompi, cioè divinità che non giudicano gli uomini ma hanno il compito di accompagnare nell’aldilà le anime. Psicopompo deriva dal greco psiche “anima” e pompos “trasmettitore, conduttore”.

Gli shinigami hanno tra le loro mani il destino di ogni singolo uomo. Possono decidere di interrompere la vita di una persona scrivendo il suo nome sul quaderno di morte. Ma questa attività è per loro molto noiosa e per divertirsi decidono a volte di donare il quaderno ad un umano e lasciare che sia lui a decidere chi deve morire.

E’ proprio così che inizia la storia del manga “Death Note”: lo shinigami Ryuk fa in modo che il giovane Light Yagami trovi il quaderno e possa iniziare a fare strage di delinquenti. Fino al punto in cui non riuscirà più a fermarsi e diventerà lui stesso un carnefice.

I mietitori di anime nella mitologia greco-romana

Nella cultura greca antica la morte era rappresentata dal dio Thànatos, figlio della Notte e fratello del Sonno. Aveva sembianze umane ed era alato. In diverse raffigurazioni ha in mano la falce: da qui prenderà l’appellativo di Mietitore, che non miete grano ma anime. Col passare dei secoli, questa figura non avrà più sembianze umane ma diventerà uno scheletro, a volte ricoperto da un mantello nero.

La divinità della Morte non era considerata né buona né cattiva. Ciò è significativo di una particolare visione delle cose: la morte non guarda in faccia a nessuno, colpisce all’improvviso, senza alcun senso, sia i malvagi, sia i buoni.

Abbiamo quindi capito cos’è uno shinigami: una divinità né buona né cattiva; per lui la vita e la morte degli umani sono un gioco, un passatempo.

La vita umana è appesa a un filo… o ad una penna

Nella mitologia greco-romana, oltre al dio della morte, c’erano altre divinità che potevano decidere le sorti degli umani: le Moire, o Parche o Fatae, tre tessitrici divine. Una aveva il compito di preparare il filo della vita, la seconda avvolgeva il filo sul fuso e decideva quanto filo assegnare a ciascun uomo (assegnava cioè i destini) e la terza stabiliva quando tagliare il filo di ciascuna vita. Nessuno poteva opporsi a queste divinità, nemmeno gli altri dei. Da qui il detto che la vita degli uomini è “appesa a un filo”.

Nel mondo giapponese la vita degli uomini invece è appesa all’inchiostro di una penna: quell’inchiostro decide di chi è il nome da scrivere sulle pagine mortali.

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