Frankenstein o una moderna chimera

Spin-off dell’opera “Frankenstein” di Mary Shelley

PARTE I – Claude Frankenstein

Manca poco all’inizio della rappresentazione della compagnia “Chimera” al Teatro dei Commediofagi. L’animo di Peter è invaso da entusiasmo misto a disagio.

Quella commedia è una sua creazione e ci ha lavorato per mesi. E’ un rifacimento dell’opera Pagliacci di Ruggero Leoncavallo. La storia originale è una commedia che termina in tragedia: il protagonista, mentre recita vestito da pagliaccio, si vendica brutalmente della moglie e del suo amante.

Quella di Peter invece è una versione in chiave moderna in lingua dialettale veneta e si intitola Pajàzzo. La vendetta finale è sostituita da uno scherzo ai danni di Nella, la fidanzata fedifraga, e del suo amante Silvano. I due verranno sorpresi e spaventati da Chino, il protagonista, travestito in maniera simile a IT, il famoso mostro di Stephen King.

Anche l’estate aveva giocato un brutto scherzo a Peter: a maggio una caduta dalla moto lo aveva costretto a rinunciare alla parte del protagonista. Aveva sbattuto pesantemente la schiena e si era slogato la caviglia sinistra.

Ma questa rappresentazione si doveva fare. Così aveva pubblicato un annuncio su internet per la ricerca di un attore sostitutivo. Avevano risposto all’annuncio in sei. Uno di loro aveva particolarmente affascinato Peter durante i provini: un uomo statuario, dal volto misterioso e cupo, gli occhi tristi, inquietanti.

Diceva di chiamarsi Claude e di essere originario della Francia, ma di aver viaggiato molto tra Germania, Inghilterra e paesi nordici. Tutto questo grazie al suo lavoro: marketing manager per una multinazionale che si occupa di apparecchiature mediche e diagnostiche. Negli ultimi mesi stava soggiornando a Padova per concludere alcuni contratti con cliniche private. Appassionato di teatro e di letteratura tedesca, da giovane aveva studiato recitazione per 15 anni.

I membri del gruppo teatrale Chimera non erano convinti di Claude, perché non parlava bene l’italiano e il suo accento creava effetti bizzarri con il dialetto veneto. Secondo Peter questo contribuiva a rendere la commedia ancora più divertente e originale. Claude era perfetto.

Intanto, si apre il sipario e Pajàzzo va in scena…

Peter ha dovuto ripiegare sulla parte di Silvano, l’amante di Nella. Per lui ci sono solo due brevi scene. Nella prima ha un incontro fugace con Nella: è incappucciato e il pubblico non vede il suo volto.

La seconda scena è nel finale: Peter va a sedersi tra il pubblico, il quale è ignaro del fatto che sia uno degli attori: dovrà correre sul palco quando Chino-Claude apparirà in veste di IT, spaventando Nella e incalzandola per sapere il nome del suo amante…

La rappresentazione è alle battute finali. Seduto tra il pubblico Peter vede la figura imponente di Claude entrare in scena con l’angosciante costume da mostro-pagliaccio. L’attrice che impersona Nella lancia un grido.

Claude apre bocca ma inizia a recitare in inglese: “The fallen angel becomes a malignant devil…”

Il pubblico mormora. Peter sente due spettatori che parlano:

“Tu che sai l’inglese meglio di me, che sta dicendo?”

“Aspetta, provo a cercare la frase su Google… L’angelo caduto diventa un diavolo maligno. Viene dell’opera Frankenstein di Mary Shelley!”

Claude si volta verso il pubblico e sembra lanciare uno sguardo tagliente a Peter, che è pietrificato sulla sedia: “Man, you will regret the pain you inflict on me!”

“Cos’ha detto?” incalza lo spettatore che non conosce l’inglese.

“Ha detto che si pentirà del dolore che gli ha inflitto” risponde l’amico.

Peter scatta in piedi e corre verso il palco: “Claude, non sono queste le battute!”

Percorrendo le scalinate laterali la caviglia dolorante cede e Peter si sente sprofondare nel vuoto. L’immagine del palcoscenico con Claude e gli altri svanisce nel buio.

 

PARTE II – Una moderna chimera

“Peter, stai bene? Sei sveglio? Abbiamo chiamato un’ambulanza… Sei caduto giù dal palco.”

Peter socchiude gli occhi e vede il volto della sua fidanzata Anna. Attorno a lei gli altri attori.

“Dov’è Claude?” chiede Peter.

“Chi? Claude? Qui non c’è nessuno che si chiama così” risponde Anna.

“Quello che faceva la parte di Chino” insiste Peter.

Tutti si guardano tra di loro.

“Peter, sei tu che stavi facendo la parte di Chino! Ci tenevi così tanto, non hai voluto rinunciare anche se avevi male alla caviglia… Ma perché ti sei messo a recitare delle frasi di Frankenstein in inglese?”

Peter si guarda e si vede addosso il vestito da pagliaccio. Si alza e zoppicando fa qualche passo. Il teatro è vuoto, il pubblico se ne è andato.

“Sapete cos’hanno in comune l’opera di Leoncavallo e quella di Mary Shelley? E quella di Stephen King?” chiede Peter. Tutti rispondono di no con la testa.

“Forse sto leggendo troppo in questo periodo… Sofocle diceva che l’uomo è deinòteron – prosegue Peter – cioè ha il potere di un dio ma lo può usare per fare cose terribili. Non c’è confine tra immaginazione e realtà. Può realizzare i suoi sogni ma può rendere concreti anche gli incubi… Noi quando sentiamo la parola Frankenstein pensiamo al mostro. In realtà Victor Frankenstein era il nome del protagonista che lo creò. E perché? Perché noi siamo quello che creiamo!”

Peter scende le scale a fatica e si trascina verso l’uscita, sotto gli sguardi confusi dei presenti.

“La prossima volta portiamo in scena Frankenstein” borbotta il giovane, mentre oltrepassa la porta del teatro e la chiude dietro di sé con un tonfo sordo.