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Prison School: cinque ragazzi in una scuola di sole ragazze

Prison School è un manga giapponese che racconta strampalate vicende scolastiche. Qui in Italia inizia ad avere un discreto successo nel 2015, quando esce la sua versione anime. La trama è semplice quanto stuzzicante. Siamo nella scuola privata femminile Hachimitsu Academy. Qui studiano le ragazze delle famiglie più benestanti di Tokyo.

Iniziano le torture della Prison School

Il nuovo anno scolastico si apre con una succosa novità: si possono per la prima volta iscrivere cinque ragazzi. Tra questi il protagonista Kiyoshi Fujino, un ragazzo molto timido ma pieno delle tipiche “voglie” giovanili. I cinque amici sono entusiasti di studiare in un scuola di sole ragazze carine ma non sanno cosa li aspetta.

Le regole sono infatti molto ferree: ragazzi e ragazze non possono interagire tra loro. Gli istinti animali dei giovani li portano ad andare a spiare le ragazze negli spogliatoi della piscina. Vengono però sorpresi dal consiglio studentesco, composto da un gruppo di studentesse che odiano i maschi. Da qui una sola possibilità per non essere espulsi: un mese nella prigione nascosta della scuola. I ragazzi accettano e da qui iniziano punizioni esemplari a suon di gag sessuali che lasciano poco all’immaginazione.

Cosa piace a noi maschietti? Sangue e tette ovvio

L’anime verte principalmente su due fattori: violenza inaudita e “forme” femminili a go go. Nel primo caso vediamo i cinque ragazzi subire delle punizioni massacranti dalle sexy ragazze del consiglio studentesco. Le scene sono violentissime ma talmente eccessive da risultare poco credibili. I ragazzi mentre le subiscono provano quasi piacere e le loro fantasie galoppano sempre di più.

Il punto forte dell’opera è sicuramente la parte sensuale. Notiamo la “tendenza” dell’autore a mostrare le ragazze con outfit aderentissimi. Le scene di nudo sono all’ordine del giorno, tanto da poter catalogare questo anime nella sezione hentai. Anche i momenti più cruenti sono l’occasione per mostrare le ragazze in tutto il loro splendore. Qui non si spreca proprio niente.

Prison School: la prigione come rappresentazione della psiche

Vista la trama alquanto semplice e quasi banale non verrebbe in mente di analizzare nel profondo questo anime. Ma noi come sempre abbiamo una vena introspettiva. La prigione può essere considerata una metafora dell’adolescenza. I pensieri sconci che tutti fanno da ragazzini sembrano quasi “illegali” e la prigione è la punizione esemplare per le fantasie più impure. Ogni adolescente si autopunisce anche solo se immagina una femmina nuda: tuttavia al contempo vorrebbe che fosse la stessa femmina a punirlo. Meglio se senza vestiti e sfogando tutta la sua rabbia. Insomma, la prigione è nella nostra testa! Che dirvi di più: buona visione e tenete le mani sul tavolo!

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