La morte di Rocky Joe: il saluto al ribelle degli anni ‘70

La morte di Rocky Joe viene sancita il 13 maggio 1973. La pagine sono quelle del Weekly Shonen Magazine, casa produttrice di questa serie fantastica fatta di sacrificio, ardore e agonismo. Siamo nell’ultimo numero del fumetto e il pugile Joe Yabuki è distrutto per la morte del suo amico Toru Rikiishi. Joe è entrato da molto tempo in una spirale negativa ma decide di tornare sul ring.

Una vignetta e un angolo di ring: la morte di Rocky Joe è tutta qui

Il ragazzo decide di affrontare avversari sempre più forti pur sapendo che non bastano la sua testardaggine e coraggio. Si arriva all’epilogo con il campione del mondo Carlos Rivera, e Rocky Joe è consapevole del fatto che non c’è possibilità di vittoria.

Rocky Joe da tutto sul ring come ha sempre fatto. Riesce ad arrivare miracolosamente all’ultimo round e l’incontro viene perso ai punti. Qui c’è la scena che tutti gli amanti sia dell’anime che del manga ricordano con più tristezza e trasporto. Una vignetta mozzafiato ed epica.

Rocky Joe stremato è seduto nell’angolo del quadrato. Ha un sorriso stampato sul volto ed è consapevole di aver consumato letteralmente tutto se stesso. Muore lì. In quell’istante. Una vignetta vuota, senza alcun dialogo e una frase che campeggia a chiosa dell’opera: “Non c’è più niente da bruciare, solo le bianche ceneri”. La pelle d’oca per la morte di Rocky Joe.

La morte di Rocky Joe diventa il simbolo della ribellione giovanile

Rocky Joe muore in un epoca molto complicata. Siamo nel pieno degli anni ‘70. Anni definiti ruggenti non a caso. L’epoca è quella del rigore nei giovani giapponesi, che nella serie “Rocky Joe” iniziano a riscoprire il loro lato più anarchico. Joe incarna le frustrazioni degli studenti che si accingono a manifestare per le strade. Il manga è talmente popolare tra i ragazzi che quando muore Riikishi, il rivale/amico di Rocky Joe, gli amanti dell’opera organizzano una vera e propria messa in scena del funerale del personaggio.

Nel periodo in cui va in onda l’anime succede qualcosa di ancor più eclatante. Nel 1970 nove terroristi dell’Armata Rossa Giapponese dirotta un vole della Japan Airline fuggendo in Corea del Sud. Alla partenza i nove proclamarono: “Noi siamo Ashita no Joe!”.

La morte di Rocky Joe ha incredibilmente segnato un intera epoca!

Rocky Joe è morto davvero?

Lo sceneggiatore Ikki Kajiwara aveva un’idea diversa sul finale del manga. In questo finale Joe perde contro Rivera ed è accasciato su una sedia, svuotato ma orgoglioso di essere ancora battagliero. La scena passa poi sul terrazzo di casa Shiraki. Joe è seduto sul terrazzo e si vede che è “suonato” con probabili danni al cervello. La dolce Yoko è lì con lui e lo guarda con grande dolcezza.

La casa editrice del manga e lo stesso disegnatore Tetsuya Chiba si sentivano però a disagio con questo finale, il quale andava a cozzare con gli eventi dei capitoli precedenti. Si arriva così al finale che tutti conosciamo e non ci sono dubbi sul fatto che la morte di Rocky Joe sia uno dei finali più iconici della storia dei manga.

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