L’airone bianco di Nanto Shu in “La leggenda di Hokuto”

L’airone bianco di Nanto Shu: una vita per il sacrificio

L’airone bianco di Nanto Shu è sicuramente il personaggio che più ci ha fatto emozionare nella movie “La leggenda di Hokuto” (parte primaparte seconda). Questo sacro maestro della scuola di Nanto è guidato dalla stella della benevolenza: questa è la sua grande forza e debolezza allo stesso tempo.

E’ impossibile non provare un enorme rispetto per questo personaggio. La sua vita è al servizio dei più deboli, bambini su tutti. La sua dedizione per il prossimo lo porta al primo enorme sacrificio: ne beneficia il nostro grande eroe Kenshiro. Nel rito di iniziazione per entrare nella divina scuola di Hokuto, l’allora bambino Kenshiro perde in battaglia. Le regole sono chiare: deve pagare con la vita, ma Shu entra in gioco e baratta la sua vista per salvare il giovane e valoroso allievo.

Questo è solo il primo dei grandi sacrifici che Shu compirà in tutto l’arco narrativo. Una vita costellata di gesti, che vanno dalla più semplice creazione di colonie di accoglienza per i bisognosi, al dare letteralmente la sua vita per un bene più grande.

Shu e la piramide di sangue

L’airone bianco di Nanto Shu si rende protagonista della scena più drammatica di tutto il film. Come ben sappiamo “La leggenda di Hokuto” narra dei fatti centrali della saga di Ken il guerriero. In questo periodo storico, Sauzer si è autoproclamato Re di Nanto e sfrutta bambini indifesi per la costruzione della sua piramide mausoleo.

Qui Shu compie il gesto estremo e va incontro al suo crudele destino. Il suo vivere per gli altri lo porta infatti a sacrificare se stesso. Il suo cuore è impietosito dalla sofferenza dei bambini, sfruttati da Sauzer per costruire la sua piramide mausoleo.
Tra sofferenze atroci decide quindi di sacrificarsi trasportando la punta della piramide fino alla cima del mausoleo.

Fino al mito greco di Atlante

La sua morte schiacciato da un peso enorme, rappresentato dalla punta della piramide, ci porta a un parallelismo con l’antica Grecia. Questa scena ricorda il mito greco di Atlante, un gigante che si era ribellato agli dei e che fu costretto per punizione a sorregge sulle sue spalle la volta celeste assieme alla Terra. Nel corso della storia la figura di Atlante che sorregge l’Universo rappresenta la punizione per aver infranto l’ordine precostituito e anche il sacrificio per il bene degli uomini.

Un personaggio quasi mistico religioso

L’airone bianco di Nanto Shu è forse l’eroe più personale dell’autore della saga Tetsuo Hara.
Hara vuole dare personalmente a Shu un ruolo quasi religioso. Tornando alla scena della piramide, non ci riesce difficile riscontrare la spiritualità del momento. Il percorso che Shu fa per posare la pietra di copertura sulla Sacra Piramide di Sauzer è probabilmente basato sulla Via Crucis di Gesù.

Già con Toki, avevamo visto un personaggio dedito al prossimo ma con Shu abbiamo un martire, una guida portatrice di pace. Il suo sacrificio sembra quasi un atto dovuto, la volontà di far vedere che la speranza non morirà mai, se il cuore della gente resta sorretto dalla misericordia.
Shu, è quindi il personaggio più positivo dell’intero film, quell’eroe che ti fa contorcere dentro, perché vivi la sua sofferenza con lui, gradino dopo gradino.
Ti insegna a non mollare, a donare tutto te stesso per chi lo merita, a non risparmiarti mai. Ken il guerriero, tra una mossa spettacolare e un’altra, ci ha quindi donato insegnamenti positivi, che dovremmo fare nostri giorno dopo giorno.

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