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Che cos’è il progetto 2501 di Ghost in the Shell?

Il progetto 2501 di Ghost in the Shell è la parte più importante di tutto il film. Lungometraggio che nasce nel 1995 dopo il successo del manga datato 1989.

Masamune Shirow ci porta all’interno di una Tokyo dell’anno 2029. Produzione e economia sono a totale appannaggio delle macchine e dei cyborg. Il controllo è in mano agli sviluppatori software.

Motoko Kusanagi e la sezione 9 indagano su un progetto top secret chiamato in codice 2501. Un cyberg-criminale minaccia il genere umano e non. Riuscirà nel suo intento?

Qual’è lo scopo del progetto 2501?

Ghost in the Shell si mostra subito come un ottimo poliziesco in salsa sci-fi. Armi futuristiche e umanoidi resi super intelligenti e perennemente connessi alla rete internet. Una visione che nel 1995 vedeva gli anni 2000 come un’opportunità. Espandere le conoscenze in ambito informatico, ma anche un monito alla pericolosità nel caso in cui la tecnologia possa essere usata per scopi poco nobili.

Il progetto 2501 è proprio ciò di cui si deve aver paura. La polizia vede sulla propria “pelle” l’incombere del ghost hacking. Con la minaccia 2501 si vuole arrivare ad avere il controllo totale della mente umana, sfruttando le debolezze latenti nei cyborg.

L’intelligenza artificiale alla base di Ghost in the Shell

Il progetto 2501 di Ghost in the Shell mira a colpire una determinata schiera di cyborg. Questo perché non tutti gli umanoidi sono ritenuti perfetti per essere utilizzati al meglio. Pensiamo a Motoko Kusanagi: lei è interamente robotizzata, abile nei combattimenti ma sopratutto detiene un’intelligenza artificiale di prim’ordine. Quest’ultima caratteristica è centrale nel film Ghost in the Shell.

Le mire del progetto 2501 poggiano infatti sull’intelligenza artificiale. La stessa agenzia governativa che ha creato la sezione 9 e la bella cyborg Kusanagi aveva iniziato il progetto (sfuggito di mano come abbiamo potuto constatare).

Infine parliamo del personaggio denominato “Burattinaio”. Non un entità fisica, ma è la super intelligenza artificiale dell’opera. Ha preso coscienza di sé nel tempo e si considera a tutti gli effetti un essere vivente. Ora ha solo bisogno di un corpo per dar vita a un essere dalle capacità illimitate. C’è l’avrà fatta?

L’attualità della filosofia di Ghost in the Shell

Il progetto 2501 di Ghost in the Shell ci porta a profonde riflessioni. Ci mette di fronte al fatto che siamo tutti mutevoli come la tecnologia e quest’ultima ci può profondamente influenzare.

Siamo sempre interconnessi. Viviamo come nel film attacchi informatici, la continua volontà delle aziende di accaparrarsi dati per manipolarci dal punto di vista commerciale e non. Ma sopratutto l’opera di Shirow ci mostra le crisi esistenziali dei suoi protagonisti.

Ci facciamo illusioni, viviamo spesso di sogni e persino le nostre esperienze virtuali ci fanno mutare.

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